Konferenz in Bergamo – »Ein Gespräch über Bäume« Europäische Naturlyrik nach 1945 / «Discorrere di alberi» La poesia europea e la natura dopo il 1945

Die DFG-Kolleg-Forschungsgruppe „Russischsprachige Lyrik in Transition“ (FOR 2603) in Kooperation mit der  Universität Bergamo laden Sie herzlich ein zu der Konferenz

»Ein Gespräch über Bäume« Europäische Naturlyrik nach 1945

Universität Bergamo, 22.-23. Oktober 2019

In denselben Jahren, als Bertolt Brecht den bekannten Vers schrieb, der der Tagung ihren Titel verleiht (»Was sind das für Zeiten, wo / Ein Gespräch über Bäume fast ein Verbrechen ist / Weil es ein Schweigen über so viele Untaten einschließt!«), empörte sich Henri Cartier-Bresson über die vermeintliche Unverschämtheit von Landschaftsfotografen wie Ansel Adams und Edward Weston, die nur Augen für Berge hätten, während die Welt zugrunde ginge. Waren die Verbrechen der Menschen und das Schicksal der Welt damals so tragisch, dass ein Interesse für die Natur als Eskapismus verstanden werden konnte, so hat die Dichtung Paul Celans wenige Jahre später mit ihrem geologischen, mineralogischen and botanischen Vokabular in letzter Konsequenz demonstriert, was Walter Benjamin über die Sprache der Natur schrieb  ̶  nämlich dass es »kein Geschehen oder Ding weder in der belebten noch in der unbelebten Natur [gibt], das nicht in gewisser Weise an der Sprache« teilhat. In diesem Sinne ermöglichte es das kreatürliche ubi consistam der Verse Celans, die Sprache des Menschen und die Sprache der Natur auf unerhörte Weise wiederzuversöhnen und die Genres von Naturlyrik und Geschichtslyrik zu entdifferenzieren. Umso stärker wurde Natur fortan in der Lyrik als historisch wandelbares, politisch und ökologisch sensibles Phänomen, als sprachlicher Seismograph und als Spiegel des Weltbildes in Zeiten von beschleunigtem Erfahrungswandel wahrgenommen. In den Gedichten von Sarah Kirsch, der wohl bedeutendsten Dichterin der Landschaft und Natur nach 1945, hat Wolfgang Frühwald ein Bild des Menschen entdeckt, »der sich immer gleich bleibt und sich doch revolutionär verändert und eine Sprache spricht, die geeignet ist, bis ins Magma der Erde zu sehen«. Ein jüngeres Beispiel für die transnationale Erneuerung der Naturlyrik ist das Werk von Nico Bleutge. Seine Gedichtbände klare konturen (2006), fallstreifen (2008), verdecktes gelände (2014) und Nachts leuchten die Schiffe (2017) bilden eine Phänomenologie des Sehens aus: Die Gedichte werfen Blicke auf erleuchtete oder verdunkelte Natur in der Türkei, in Polen, Sachsen, Russland und Afrika, sie machen die Sprache zum Partner von geographischen, mineralischen und botanischen Dingen, aber auch von Politik und poetischen Traditionen »inmitten von Zeit«.

Die Tagung ist ein Versuch, poetologische, historische und naturgeschichtliche Fragen in der europäischen Naturlyrik nach 1945 zu erörtern. Während der ökokritische Diskurs mit seinen Thesen und Deutungen der Lyrik immer noch weitgehend den historischen Hintergrund ausblendet, der das Bild der Natur in jeder Epoche bestimmt und bedingt, sollen sich die Vorträge auf das Wechselspiel von Geschichte und Natur im poetischen Wort, auf die Dialektik von Romantisierung und Dämonisierung der Natur, auf die Doppelfunktion von Modernekritik und Zivilisationsmüdigkeit im Naturgedicht fokussieren. Es geht um die Fort- oder Neuschreibung von Traditionen (wie bei Andrea Zanzotto, Attillio Bertolucci, Czesław Miłosz u.a.) und Genres (wie Bukolik, Idyllendichtung, Jan Wagners Tiergedichte, Wulf Kirstens Landschaftsgedichte), um Poetik und Ästhetik des Naturgedichts im kulturellen und historischen Wandel: Wie gestalten sich die ökologischen Herausforderungen (Klimawandel, Baumsterben, Urbanisierung) in der Naturlyrik? Welchen Einfluss haben Region und Landschaft sowie die vom Menschen verursachten Naturkatastrophen (z.B. Tschernobyl) auf das europäische Naturgedicht? Und was bringen europäischer Kulturtransfer und Sprachmigrationen in die Naturlyrik ein? Inwiefern ist der von Brecht angesprochene Zusammenhang zwischen Ästhetik und Moral ausschlaggebend für die Darstellung von Natur im poetischen Wort?

Die Tagung soll auch eine Diskussion eröffnen, die im Nachhinein der Veröffentlichung eines Kompendiums bzw. Handbuchs der europäischen Naturlyrik dient.

Michael Braun, Henrieke Stahl, Amelia Valtolina

Das Programm zur Konferenz finden Sie hier.

 

 

«Discorrere di alberi» La poesia europea e la natura dopo il 1945

Università degli Studi di Bergamo, 22.-23. Oktober 2019

Nei medesimi anni in cui Bertolt Brecht scriveva il famoso verso da cui il convegno trae il proprio titolo («Quali tempi sono questi / quando discorrere d’ alberi è quasi un delitto / perché su troppe stragi comporta il silenzio!»), Henri Cartier-Bresson si indignava dinanzi alla presunta mancanza di responsabilità di fotografi quali Ansel Adams e Edward Weston, colpevoli di ritrarre le montagne mentre il mondo cadeva a pezzi. Se in quegli anni le stragi della storia e il tragico destino dell’uomo potevano far credere che qual sia interesse per il mondo naturale fosse mero escapismo, la poesia di Celan, con il suo lessico geologico, minerale, botanico, avrebbe di lì a poco dimostrato, fino alle estreme conseguenze, quanto Walter Benjamin aveva scritto a proposito della lingua della natura ovvero che «[n]on vi è evento o cosa nella natura animata o inanimata che non partecipi in qualche modo della lingua». Nel solco di questa convinzione, il verso celaniano e l’istanza creaturale che lo sommuove giunsero a riconciliare in maniera inedita la lingua dell’uomo e la lingua della natura, facendo così cadere la differenza di genere fra “poesia sulla natura” e “poesia storica”.

A partire dagli anni del secondo dopoguerra, la natura cominciò ad apparire nella poesia europea nelle forme di un costrutto mutevole, condizionato dalla realtà storica e politica, dalla sensibilità ecologica, nonché come sismografo e specchio di un mondo in dissennato divenire. Nelle poesie di Sarak Kirsch, per esempio, la più significativa poetessa di paesaggio e natura nella Germania post-1945, si impone, secondo il critico Wolfgang Frühwald, l’immagine di un uomo «sempre uguale a se stesso, ma che si è tuttavia trasformato in maniera rivoluzionaria e parla una lingua capace di penetrare fin nel magma della terra”. Un esempio più recente del rinnovamento transnazionale della poesia sulla natura è rappresentato dall’opera di Nico Bleutge; le sue raccolte klare konturen (2006), fallstreifen (2008), verdecktes gelände (2014) e Nachts leuchten die Schiffe (2017) compongono una fenomenologia del vedere: le poesie avventurano il loro sguardo in una natura rischiarata o notturna in Turchia, in Polonia, Sassonia, Russia e Africa, sospingono la lingua a dialogare con la geografia, la mineralogia, la botanica, ma anche con la politica e le tradizioni poetiche «dentro il tempo».

Il convegno a Bergamo sarà il tentativo di affrontare questioni storiche, poetologiche e di storia naturale nella poesia europea dedicata alla natura dopo il 1945. Mentre il discorso ecocritico continua a trascurare, nelle sue teorie e interpretazioni, lo sfondo storico che decide e determina l’immagine della natura in ciascuna epoca, gli interventi dei relatori porranno al centro della discussione il rapporto fra storia e natura nella parola poetica, la dialettica fra idealizzazione e demonizzazione della natura, il duplice paradigma di critica e disincanto della modernità nelle poesie sulla natura. Si tratterà pertanto di indagare le tradizioni, le riscritture (come nei versi di Andrea Zanzotto, Attillio Bertolucci, Czesław Miłosz) i generi (quali la poesia bucolica, l’idillio, le poesie sugli animali di Jan Wagner, le poesie di paesaggio di Wulf Kirstens), la poetica e l’estetica della poesia sulla natura nelle trasformazioni del contesto storico-culturale.  Come si configurano le sfide ecologiche (trasformazioni climatiche, morie di alberi, urbanizzazione) nella poesia europea sulla natura? Quale ricaduta hanno avuto in questi versi il territorio e il paesaggio come pure le catastrofi naturali causate dall’uomo (per esempio, il disastro di Černobyl‘? Quali nuovi elementi sono entrati nel ductus poetico grazie a transfer culturali e migrazioni linguistiche? Fino a che punto è decisivo il rapporto fra estetica e morale, menzionato da Brecht, per la rappresentazione della natura nella parola poetica?

Il convegno darà avvio a una riflessione che verrà in seguito articolata in un volume dedicato alla poesia europea  sulla natura.

Michael Braun, Henrieke Stahl, Amelia Valtolina